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Azzolina: insegnare non è solo nozionismo, a settembre via a nuove formule di didattica

di Andrea Carlino

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina annuncia alcune delle novità per l’anno scolastico 2020-2021 in un’intervista rilasciata al Messaggero. Si parla anche di docenti e di nuova didattica.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel corso dell’intervista rilasciata a Il Messaggero, ha parlato non solo della riapertura delle scuole, ma anche della situazione degli insegnanti.

Si cercherà di mitigare i disagi, ma la situazione rischia di essere davvero seria per settembre tra pensionamenti e concorsi che non arriveranno prima di autunno. Il Ministero ha annunciato 50mila possibili nuovi contratti a tempo determinato, ma questo non basterà molto probabilmente.

Carenza di docenti

Sulla carenza di docenti, la ministra ha così parlato: “Stiamo lavorando per aggiornare le graduatorie dei supplenti e per digitalizzarle, cosa che non era mai stata fatta prima. Questo consentirà di avere i docenti di cui abbiamo bisogno e di poterli assegnare più rapidamente. Mi faccia dire una cosa sulle supplenze: se sono aumentate nel tempo è perché non sono più stati fatti concorsi. E non certo da questo governo che, invece, ha bandito 78 mila posti”.

Nuova didattica da settembre

Sulla didattica a distanza, Azzolina è chiara: “La didattica digitale avrà una cornice normativa, definiremo uno standard. I dirigenti scolastici e i docenti potranno utilizzarla in maniera complementare. Ma parliamo solo delle scuole secondarie di secondo grado”.

In particolare sulla nuova didattica che nascerà dall’emegenza Covid-19, la ministra la pensa così: Insegnare non è solo fare lezioni frontali e nozionismo. A settembre si sperimenteranno forme di didattica innovative che anche in Italia alcuni istituti già usano da anni e con soddisfazione”.

Non è la prima volta che la ministra interviene sul dibattito riguardante il nozionismo. A maggio, durante la presentazione delle ordinanze sugli Esami di Stato, Azzolina aveva detto: “La scuola non è un travaso di conoscenze. Lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze, è ben altro”. Sull’imbuto, poi, è nata una polemica social con centinaia di commenti ironici con la ministra, poi, costretta a spiegare tramite i propri canali social ufficiali.

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