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Attesa fino a giugno per gli aumenti stipendiali, scuola “cenerentola” della Pubblica Amministrazione. Lettera

di redazione

Mario Bocola – Come mai la firma definitiva, tra ARAN e sindacati, del contratto della scuola è avvenuta per ultimo rispetto agli altri comparti della Pubblica Amministrazione?

Come mai si parla di maggio, se non addirittura di giugno per gli adeguamenti stipendiali e gli arretrati spettanti? Sono questi i passaggi “burocratici” che ci fanno capire come la scuola sia ritenuta il comparto “cenerentola” della Pubblica Amministrazione e che dai vertici istituzionali non viene tenuta nella giusta considerazione.

I docenti devono, quindi, ancora attendere, di avere i “miseri” aumenti stipendiali medi di 85 euro lordi (scarsi 50 netti) di un contratto collettivo firmato dopo ben nove anni di attesa tra vane speranze e amare illusioni.

Si poteva, tuttavia, fare un ulteriore sforzo per raggranellare altri euro al Mef per la scuola considerando che i docenti giornalmente “buttano” letteralmente il sangue nelle classi e sono sottoposti ad una mole di lavoro non indifferente, senza considerare il lavoro “oscuro” che nessuno considerar. Nella scuola, infatti, esiste il lavoro che si “vede” ossia le lezioni in classe e poi c’è il lavoro casalingo, cioè quello che non si “vede”: la correzione degli elaborati, la progettazione, la preparazione delle verifiche e delle lezioni, lavoro che quasi tutti i non addetti ai lavori non vedono o fanno finta di non vedere. Tutte le ore lavorate (anche quelle che il docente non svolge direttamente in classe) devono essere retribuite come avviene negli altri comparti della Pubblica Amministrazione.

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