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Attenzione anche alle violenze che subiscono gli studenti dai docenti. Lettera

di redazione

Inviato da Maurizio Parodi – Indignazione collettiva, esecrazione generale, sacrosante, per le offese, le intimidazioni subite da docenti ad opera di alcuni studenti facinorosi che, superfluo ribadirlo, meritano di essere puniti severamente, anche se sarebbe doveroso interrogarsi sulla qualità etica, sociale, prima ancora che didattica, dei contesti nei quali tali fenomeni, inammissibili, si generano.

Scarsa attenzione, invece, per le violenze, subdole, normalizzate che moltissimi studenti subiscono ad opera di docenti avvezzi all’uso di pratiche da caserma (ma persino i militari potrebbero risentirsi), indegni di ricoprire il ruolo che rivestono, e purtroppo indistinguibili dai colleghi impegnati, ben oltre gli obblighi di servizio, nel riqualificare una scuola sempre più inospitale, opprimente, malsana.

Insomma, si parla molto dei casi, fortunatamente, rarissimi, di intimidazioni e violenze esercitate sui docenti , e mai delle violenze psicologiche che “normalmente” (appunto) subiscono tantissimi studenti, anche i più piccoli, ogni giorno a scuola (mentre si “vendono bene”, mediaticamente parlando, i casi di violenze fisiche, quelle sì, ritenute gravi, quasi che le ferite emotive, spesso indelebili, soprattutto in termini di autostima, non lo fossero).

Paragone improprio, diranno i più (scandalizzati), coloro i quali, paradossalmente, pongono sullo stesso piano, morale e civile, i comportamenti di studenti e docenti (equiparazione deontologicamente oltraggiosa), come se vi fosse simmetria di ruoli, corrispondenza di poteri e responsabilità. Vero, non c’è paragone: è infinitamente più grave la condotta, ignobile, immorale, degli adulti, professionisti dell’istruzione e dell’educazione, alle “cure” dei quali sono affidati bambini e ragazzi bisognosi di ascolto, attenzione o semplicemente rispetto, che ricorrano a pratiche mortificanti, a minacce e improperi, al dileggio se non all’insulto, a coercizioni degradanti: il rispetto deve essere praticato per poter essere preteso.

Non si tratta di un problema pedagogico, ma di umana sensibilità, anzi di disumana insensibilità, come dimostra questa punizione (un esempio, non dei più ripugnanti, tra gli innumerevoli che potrebbero essere riportati), particolarmente odiosa giacché inflitta a una bambina DSA, in una 4a “elementare”. Facile, e doloroso, immaginare quanto sia stata umiliante tale esperienza “formativa” (più prossima alle logiche di un “riformatorio”) per una piccola di soli 9 anni: VERGOGNA!

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