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Anche ad aprile niente aumenti e arretrati per il personale della scuola. Lettera

di redazione

Claudio Ingravalle, Dsga – Spettabile redazione Orizzonte Scuola, La presente per sensibilizzare i Giudici Contabili della Corte dei Conti.

Il 21 marzo 2018 il Consiglio dei Ministri ratificò l’ipotesi di CCNL scuola 2016-2018. Con somma gioia le Organizzazioni sindacali confederali annunciarono la firma ad un’ipotesi di contratto dopo 9 anni di blocco.

Contemporaneamente fiorirono nei vari siti sindacali prospetti riepilogativi delle somme contrattuali arretrate oltre al sicuro tabellare a marzo 2018. Mentre almeno le sigle confederali si assunsero la responsabilità della firma altre sigle scelsero la più facile via della critica perseverante per raccattare un po’ di voti alle imminenti elezioni RSU.

Ebbene, la Corte dei Conti aveva solo 15 giorni a disposizione per verificare la “compatibilità economica” del CCNL alla luce degli stanziamenti nella legge di stabilità 2018. La tromba degli aumenti sul cedolino di marzo suonava a pieno fiato.

A tutt’oggi 16 aprile, le tracce si sono perse e neanche questo mese sembra porti “la buona novella”.

Un altro esempio di come la burocrazia italiana rallenti tutto e stiamo parlando di Giudici contabili e perciò di persone ben pagate. Scaturisce l’infausto dubbio che qualcosa non quadri. Non sarà mica che i Giudici contabili abbiano ritenuto “troppo generosi” gli aumenti a personale che da 9 anni aspetta di vedere adeguato lo stipendio all’inflazione. Eppure il personale della scuola ha contribuito con rassegnata determinazione a portare avanti quei lavori ingenerosi di cui la parte raffinata della Dirigenza Statale non vuole sporcarsi.

Orsù Signori Giudici, metteteci anche voi un po’ di buona volontà e rinunciate alla cavillosità critica che le Vostre menti vi impongono, pensando che tutto sommato di pochi spiccioli si tratta per il personale della scuola e non delle Vostre raffinate retribuzioni che oscillano dai 182.000 ai 240.000 euro all’anno. La registrazione del CCNL è poca cosa, ma importante per chi, per anni ha subito tagli ingiusti e memori di Ovidio ricordate

“Pauper ubique iacet” al povero va sempre male.

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