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Alternanza scuola-lavoro in estate, utile a completare ore ma di scarsa qualità

di redazione

Comunicato Skuola.net –  Se la scuola va in vacanza in estate, l’alternanza non conosce riposo. Il maggior tempo libero, infatti, favorisce la durata di queste esperienze; la stessa cosa non si può dire della qualità. Che sembra essere peggiore rispetto a quella rilevata dagli studenti che si sono congedati temporaneamente dai banchi durante il periodo di lezione.

Insomma un ‘tappabuchi’buono per finire la ‘raccolta punti’ delle ore di alternanza, ma non sempre in grado di rispondere agli obiettivi del progetto. È quanto emerge dall’analisi di Skuola.net, che ha intervistato al termine del passato anno scolastico oltre 6mila (numero totale del campione) studenti dell’ultimo triennio. Fra questi circa 1000 (17%) hanno svolto l’esperienza di alternanza proprio in estate.

Vedendola dall’esterno, l’alternanza estiva potrebbe sembrare la soluzione a tutti i problemi. Basta vedere in quanti tra i ragazzi di quinto superiore, proprio grazie allo stage lontano dal periodo delle lezioni, sono riusciti a completare il monte ore curricolare. Tra i liceali (che dovrebbero fare 200 ore nell’ultimo triennio) sono quasi 9 su 10 (l’88%), a fronte di una media generale (che comprende i tirocini svolti durante tutto l’anno) dell’82%. Stesso discorso per gli studenti dei tecnici e professionali (dove le ore complessive sono 400): a finire le ore di alternanza con l’aiuto del tirocinio estivo è il 72% (decisamente meglio della media generale, ferma al 65%). Forse perché più di 1 su 3 – il 35% – passa in azienda oltre 15 giorni (mentre la media di tutti gli studenti scende al 29%).

Fin qui tutto ok. Peccato che le notizie positive siano finite. Quando si entra nel vivo le cose cambiano. Lo si nota confrontando il feedback qualitativo degli alternanti in estate con la media generale del campione.  Tra gli aspetti negativi dell’alternanza estiva, il dato più interessante riguarda sicuramente lo scarso valore dell’attività riscontrato dai ragazzi: solamente per il 18% si è trattato di un’esperienza molto utile ai fini dell’ingresso nel mondo del lavoro (per la generalità degli studenti sale fino al 26%). E il 34% l’ha giudicata ‘per niente utile’ (a fronte di una media complessiva del 24%). Inoltre, solo il 41% (contro una media del 44%) ha trovato il tipo di stage coerente con i propri studi interessi. Più o meno gli stessi (44%) che sono rimasti in contatto con l’azienda per eventuali collaborazioni future (ma, per il totale del campione, si arriva al 49%).

Quello che però stupisce di più è la gestione di questi tirocini estivi. È come se i ragazzi, complice la fine delle lezioni, vengano mandati in azienda senza rete di protezione. A meno della metà (43%) sono stati spiegati gli obiettivi del progetto. Solo al 52% è stato assegnato un tutor aziendale per tutto il tempo. Circa 1 su 4 ha potuto scegliere tra più opzioni di tirocinio. Appena il 22% ha svolto compiti principali assieme al team aziendale. E neanche 1 su 10 – il 9% – ha ricevuto una formazione ad hoc sulla sicurezza. Aspetti, tutti quelli appena elencati, che tra gli altri studenti (in stage durante l’anno scolastico) hanno riscontri decisamente migliori. Naturale, partendo da queste premesse, che il giudizio finale non possa essere altro che una bocciatura: solamente il 54% ripeterebbe l’esperienza (la media generale arriva al 61%).

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